La rivista Vivere la montagna

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Distribuzione in Svizzera

Disponibile unicamente in abbonamento oppure presso:

Libreria il Segnalibro – Lugano

Libreria Elia Colombi – Bellinzona

Chiosco l’edicola –  Motto (Blenio)

Edicola Kuchler – Brissago

 

L’Associazione vivere la montagna e la rivista “Vivere la montagna” nascono nell’Anno Internazionale delle Montagne nel 2002, con il numero 0 uscito nell’ottobre 2002.

La storia di un libro o di una rivista passa necessariamente attraverso la storia della scrittura. In Ticino ogni anno sono stampati moltissimi libri. In oltre 12 anni, la sola Associazione Vivere la Montagna ha realizzato e stampato oltre 30 libri e oltre 130 numeri della rivista Vivere la montagna. Dietro ogni pubblicazione, dal progetto alla stampa, vi è un lavoro notevole che si articola in diversi punti fondamentali che abbiamo presentato in modo dettagliato nella rivista numero 63 di Febbraio 2009. La rivista, prima di arrivare in mano al lettore, ha avuto un lungo e complesso procedimento di realizzazione che abbiamo cercato di presentare nel miglior modo possibile, così che vi possiate rendere conto dell’immane lavoro necessario alla sua creazione. L’Associazione Vivere la Montagna si avvale di un affiatato team che le permette di realizzare pubblicazioni in tempi relativamente brevi. Tutti i lavori di stampa sono eseguiti in Ticino, favorendo così l’economia locale. Luca Bettosini, Paola Buselli-Veggian con Ely Riva, Gianluigi e Marina Susinno e tutto il team della Fontana Print SA, continuano a realizzare pubblicazioni sulla montagna ticinese ogni numero della nostra rivista con la consueta competenza e professionalità a beneficio di tutti i lettori.
Il film documentario sulla storia della rivista realizzato dal regista Alberto Meroni, disponibile al prezzo di CHF 29.-, racconta tutto ciò che si deve sapere sulla nostra storia insieme alle meraviglie del Ticino.

 

Dieci anni, cento numeri e il futuro spalancato
Vivere la montagna a mille
Testo di Dalmazio Ambrosioni
Intanto il titolo, Vivere la montagna. Per una rivista uno si sarebbe aspettato qualcosa come andare in montagna, salire, scalare, camminare, passeggiare, fare escursioni e, semmai, vivere in montagna. No, proprio Vivere la montagna. Ossia il verbo numero uno, il piú importante, la spinta di tutto, ossia vivere. E poi la montagna presa direttamente, di petto e non accostata come un luogo o come un modo, una possibilità tra le tante. La montagna infonde significato e senso al vivere. C’è un approccio filosofico che va ben oltre lo slogan (anche fosse uno slogan sarebbe ben riuscito) per proporre un modello pigiando al massimo anche sull’acceleratore della grammatica. La montagna si guarda, si ammira, si sale e scende, si conquista ma come si fa a viverla visto che è terra e roccia che si innalza e spesso anche in modo impervio? Eh già. Ma come si fa lo sappiamo benissimo, ce lo dice la nostra storia di secoli e millenni nella quale la montagna ha assunto un significato ampio di territorio, di natura, di modo di essere e di pensare, appunto di vivere. Di cultura come indica bene il sottotitolo della rivista: “Mensile di natura e di cultura alpina”. Piú chiaro di cosí…

Montagna da conoscere – La cultura è il modo perfezionato nei secoli di conoscere e rapportarsi alla montagna, di rispettarla, conviverci, trovare l’equilibrio giusto per dare e ricevere il meglio. Una cultura che ad un certo punto, anni Cinquanta e dintorni, abbiamo creduto superata nel passaggio epocale da un tipo di società ad un altro. Abbiamo abbandonato corti, monti e alpi, chiuso cascine quando addirittura non siamo fuggiti in tutta fretta senza nemmeno sprangare il carnasc. Basta, finish. Andiamo a vivere nei fondovalle e al piano, commerci, industrie, banche e finanza, supermercati… che pacchia. Non se ne può piú di sacrifici e fatiche, delle cose che devono essere fatte a regola d’arte, sennò la montagna non perdona e qualche volta (andiamo a rileggere L’anno della valanga di Giovanni Orelli, Casagrande editore) infierisce lo stesso.
Mi torna in mente il nuovo ponte sotto Ronco in Val Bedretto. La vecchia strada taglia a metà montagna ed anche i nuclei sono lassú, al sicuro. No, noi figli della potenza industriale del Novecento con acciaio e cemento, compressori e pacher, abbiamo costruito la nuova strada per il passo della Novena laggiú, nel fondovalle. Possente, indistruttibile, avanti a cento all’ora. Dalla montagna è scesa la piena, una di quelle che ti raccomando, mi pare l’87, e l’acqua ha letteralmente divelto, spostato il ponte riprendendosi il suo cammino. Lassú, nella strada a mezza montagna, solo terriccio e sassi, tre badilate e tutto a posto. I nostri vecchi sapevano cosa facevano: cultura della montagna, conoscenza, rispetto. Tanto di cappello.

Montagna da recuperare – Siamo fuggiti dalla montagna, abbiamo buttato la mobilia, nel migliore dei casi svenduto, l’abbiamo rimpiazzata con la fòrmica, figli del petrolio. La montagna è zeppa di cascine e stalle abbandonate, sberciate, si sono mangiate il tetto, cumuli di sassi, requiem della memoria. Decine, centinaia, migliaia tra valli e monti, magari abbarbicate a una roccia con qualche spanna di terra sorretta dall’infinita pazienza dei muri a secco, per dirla con Piero Bianconi (Albero genealogico, Edizioni Pantarei). Quella del muro a secco era un’arte, la si succhiava con il latte. Solo sassi, solo roccia, cioè materia prima disponibile in abbondanza sul posto. Il cemento era l’intelligenza del cervello e delle mani. E sui monti correvano flessibili le curve di livello per contenere la montagna trovando una convivenza che andava bene ad entrambi, monti e uomini.
Ce ne siamo andati, siamo fuggiti spesso buttando la chiave. Quanto è durata la latitanza? Dieci, venti, trenta, massimo quarant’anni. La montagna che è dentro di noi ha ricominciato a farsi sentire sull’onda di un disagio sottile, una sorta di inspiegabile insoddisfazione. Abbiamo ripreso ad alzare lo sguardo, a risalire i pendii, a frequentare capanne. Abbiamo visto gente ripristinare sentieri, riattare cascine, dissodare fazzoletti di terra, tagliare l’erba, riassestare muri, riportarci le bestie. Qualcuno ha messo i gerani alle finestre di quelli che nel frattempo son diventati “rustici” e la battaglia continua anche sul piano politico.

Montagna da rispettare – Intanto la montagna s’è riaperta non tanto per la transumanza che è quella che è, per le stalle, per gli alpi del formaggio ma proprio come dimensione. Si ritorna a vivere la montagna, il territorio, la mentalità e la cultura. Il Ticino, ripete l’architetto Tita Carloni, è roccia e acqua sperando di salvare quel poco di terra che i fiumi hanno portato, vedi Piano di Magadino. La montagna è roccia e acqua, risorse ma anche pericoli e su questo nei secoli i nostri antenati hanno costruito la civiltà alpina. Ce l’abbiamo nel sangue, siamo costretti a tornare a vivere la montagna, non c’è scampo.
Quel matt d’un Luca Bettosini se n’è convinto al punto che ci ha fatto una rivista, un mensile. Ma dove va, ma chi si crede, ma cosa si illude? Ma se non sa scrivere, non sa fotografare, non sa andare, tornare, non capisce, non sa quanto costa e che fatica, ne abbiamo già visti altri come lui… Risultato? Dieci anni, cento numeri. Che significa decine, centinaia di articoli, servizi, descrizioni, presentazioni, itinerari, testi e foto. La montagna com’era, la montagna com’è, storia e attualità, perché nel frattempo è cambiato il nostro rapporto con la montagna. I contadini di montagna sono pochi, i bikers tanti. Per dire che la montagna si vive anche al piano, in città, al lavoro e, appena si può, via verso il richiamo della natura. La si vive anche solo mentalmente, con la memoria, l’immaginazione, il cuore. La montagna è un modello, uno stile di vita, un modo d’essere. E la rivista continuamente, sorprendentemente ci mostra e documenta questo stile che viene interpretato in mille modi.

Montagna da amare – Di Vivere la montagna non mi meraviglia l’abbondanza dei servizi, articoli e foto. Nemmeno mi sorprende la capacità di andare a scovare aspetti antichi e nuovi, argomenti curiosi, informativi, interessanti, sorprendenti. E poi fotografie di paesaggi, territori, luoghi, cose, animali, natura, vita, cosí che la montagna te la ritrovi sotto gli occhi come e meglio di quando la frequenti, magari seguendo i passi di Ely Riva per il quale la macchina fotografica è come un radar che tutto scandaglia. Straordinario. Ma questo è mestiere, professionalità, curiosità, passione e una competenza sempre piú raffinata, numero dopo numero. È la fatica delle cose fatte bene. È qualcosa che ti aspetti. Basta prendere un numero tra i cento per vedere che stupefacente ricchezza di argomenti e di fotografie. Bravi, bel lavoro.
Quello che non smette di sorprendermi è la voglia di far conoscere e amare sí la rivista ma ancor piú la montagna. Continua a stupirmi la capacità di coinvolgere creando una serie di collegamenti tra chi fa la rivista e chi la legge. Proposte, domande, spazi aperti, opinioni, concorsi, anche e soprattutto per i giovani, i ragazzi, perfino i bambini. Su questo piano non credo abbia eguali nel panorama massmediatico della Svizzera Italiana e anche oltre. Mi entusiasma questa pedagogia della montagna. Mi piace la costanza nel creare un collegamento, un ponte tra la montagna e la gente. Di far capire che la rivista la fanno anche i lettori con i propri punti di vista, le foto, gli argomenti, le domande e le risposte. Che la montagna è di tutti, che montanari lo siamo tutti e tutti abbiamo bisogno della montagna. Bisogno fisico e mentale, direi spirituale. Vivere la montagna magari rinforza i muscoli e fa calare la pancia, distende i nervi e scioglie lo stress, appaga lo sguardo e poi fa dormire meglio. Ma sicuramente nutre lo spirito, che forse è quello di cui piú abbiamo bisogno.

 

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Vivere la montagna è la prima rivista ticinese di cultura alpina. Nasce nel 2002, l’Anno Internazionale delle Montagne ed è rivolta a tutti coloro che amano il sublime spettacolo, che la natura ci offre e che, ogni giorno, si rinnova tutt’intorno a noi. Le sue rubriche conterranno notizie e consigli utili sia agli escursionisti esperti sia a coloro che intendono ampliare la propria conoscenza dell’affascinante mondo alpino. Ci condurrà alla scoperta di quella che Platone chiamò l’enigmatica poesia della natura. Ci racconterà delle montagne, che ricoprono l’80% della superficie del Canton Ticino. Ci parlerà di vette maestose, di vallate verdeggianti e di laghetti alpini, simili a smeraldi incastonati tra picchi inaccessibili. Con articoli accuratamente selezionati e ben illustrati descriverà la flora e la fauna del territorio insubrico, guidandoci alla contemplazione della natura, che Cicerone definì pascolo dell’animo.
La redazione di Vivere la montagna augura a tutti Voi, cari lettori ed amici, un emozionante viaggio alla scoperta delle meraviglie della natura, eterna fonte d?ispirazione e serenità.

 

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